Viaggio in Cile: Atacama, Valparaíso e il deserto che sembra Marte
Il Cile è uno di quei posti che sfuggono a qualsiasi aggettivo. Stai camminando su qualcosa che assomiglia al Grand Canyon, rosso e verticale, e poi giri la testa e ci sono dune enormi su cui la gente fa surf con una tavola. Poi fai chilometri di nulla assoluto, e arrivi a lagune di sale che brillano sotto un cielo senza nuvole, con i vulcani che escono dalla pianura come in un altro pianeta. Il Cile è surreale. Ed è una parola che solitamente evito, ma qui è l'unica che funziona davvero.
Avevo in testa Perù e Bolivia. Il grande classico del Sudamerica, quello che fanno tutti, quello che avevo sempre rimandato. Poi ho cominciato a curiosare il Cile, così, senza una ragione precisa, e qualcosa mi ha ispirata. C'era una valigia aperta sul letto, dei compagni di viaggio da scoprire (rivelatisi fantastici) e la voglia di esplorare una meta che fino a poco prima avevo sottovalutato. Ho fatto bene.
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Atacama: benvenuti su Marte
Il deserto di Atacama è il più arido del mondo. Questo lo sanno tutti. Quello che non si capisce finché non ci sei è la varietà assurda di paesaggi che riesce a contenere: sale, roccia, vulcani, lagune, dune, pianure infinite che cambiano colore con la luce. Non è un paesaggio solo. Sono dieci paesaggi dentro uno, e ciascuno sembra appartenere a un continente diverso.
Ero sulla Valle de la Luna al tramonto quando è successa una cosa che non avevo messo in conto: è piovuto. Nel deserto più arido del mondo. Pochissimi minuti, una cosa rarissima, quasi un errore della natura. E poi, su quella distesa infinita che sembrava davvero la superficie della luna, è comparso un arcobaleno. Il Cile mi aveva già fatto un regalo, e stavo ancora disfando i bagagli.
I geyser del Tatio all'alba sono un'altra cosa da togliersi dalla testa. Si parte alle quattro di mattina, fa un freddo che non ti aspetti per un deserto, e arrivi quando è ancora buio. Piano piano, nella luce che cambia, cominciano a uscire dal terreno colonne di vapore. È uno di quei momenti in cui stai zitta perché non c'è niente da dire.
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Laguna Escondida: quella che non devi perdere
La Laguna Escondida è una di quelle cose che non finiscono su tutte le guide ma che poi, quando ci arrivi, capisci perché chi l'ha vista non la dimentica. Acqua trasparente, colori impossibili, silenzio. Ci siamo arrivate con una gomma a terra, in mezzo al nulla, sotto un sole cocente. Abbiamo aspettato il soccorso su una pista sterrata senza telefono e senza ombra. Fa parte dell'avventura. E quando siamo ripartite, la laguna valeva comunque il doppio.
Il confine Cile-Bolivia: quello che non avevo previsto
Il passaggio dalla frontiera cilena alla Bolivia è uno dei tratti di strada più incredibili che abbia mai percorso. Si viaggia ai piedi di montagne che superano i cinquemila metri, in mezzo a un paesaggio che non ha punti di riferimento umani. Siamo partite con trenta gradi. Dopo un'ora eravamo ferme in coda al confine, in canotta, e qualcuno ci ha detto: la strada è chiusa per neve.
Non ci ho creduto. Mi sembrava impossibile. E invece no. Abbiamo attraversato quel confine a piedi, sotto una bufera inaspettata, con il freddo che non avevamo messo in valigia. Poi è arrivata la Bolivia, e quello è un altro racconto. Lo trovi nell'articolo sul Salar de Uyuni e il viaggio in Bolivia. Ma quel passaggio, quella mezz'ora di neve e incredulità, è rimasto una delle cose più vive di tutto il viaggio.
Valparaíso: la città che si dipinge
Valparaíso è caotica, colorata, arrampicata su una serie di colline che si raggiungono con ascensori storici che sembrano usciti da un altro secolo. Ogni parete libera è un murale. Ogni angolo è un punto di vista. È una città di porto che ha visto troppo e non si stupisce più di niente, e ha proprio quella qualità lì: ti accoglie senza fare domande. Vale almeno una giornata, anche solo per camminare senza meta tra i cerros e tornare al porto la sera.
Tour di Valparaíso con guida locale
Il vino: meglio di quanto ti aspetti
La Valle de Maipo e la Valle de Casablanca producono vini che reggono il confronto con qualsiasi etichetta europea, a prezzi che in Italia sembrerebbero un errore. Visitare una bodega cilena è una di quelle esperienze che sembrano opzionali nell'itinerario e poi diventano uno dei ricordi più precisi del viaggio.
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Cosa sapere prima di partire per il Cile
Il Cile è lungo quattromila chilometri e le distanze ingannano: spostarsi dall'Atacama verso sud richiede voli interni, non è una questione di ore in auto. La valigia va pensata per climi opposti, anche nello stesso viaggio: in Atacama si suda di giorno e si gela di notte, e al confine boliviano può nevicare in qualsiasi mese. Santiago dista circa dodici ore dall'Italia con uno scalo. Per i cittadini italiani non serve il visto, l'ingresso è libero fino a novanta giorni.
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Domande frequenti sul Cile
Quanto tempo ci vuole per il Cile? Due settimane sono il minimo per coprire Atacama, la zona centrale e qualcosa a sud. Il Cile non si fa in fretta: le distanze sono reali.
Quando andare in Cile? L'Atacama è visitabile tutto l'anno. L'estate australe, tra novembre e marzo, è il momento migliore per il sud. Santiago è gradevole quasi sempre.
È sicuro viaggiare in Cile? Le zone turistiche principali sono sicure con le normali attenzioni. L'Atacama ha un turismo organizzato e affidabile. Il confine con la Bolivia va gestito con un operatore locale.
Si può fare Cile e Bolivia insieme? Sì, è uno dei percorsi più belli del Sudamerica. Il passaggio dal deserto di Atacama al Salar de Uyuni è un'esperienza a sé. Ne parlo nel racconto sulla Bolivia.
Il Cile ti dà la pioggia nel deserto più arido del mondo, l'arcobaleno sulla luna, la neve al confine quando hai ancora la canotta. Non si può prevedere. Si può solo stare attenti a non perdersi niente.