Phuket: dove dormire, le escursioni che valgono e la Rawai che nessuno racconta

Phi Phi Island, Thailandia: acqua turchese e falesie calcaree

Phuket ha una fama che non le rende giustizia. Se la conosci solo per Patong, pensi a un'isola rumorosa, costruita per il turismo di massa, da attraversare in fretta. Poi ci arrivi, scegli il lato giusto e scopri che a quindici chilometri da quel rumore ci sono spiagge dove il mare cambia colore tre volte al giorno e paesini di pescatori dove alle sette di sera si contratta il pescato sul marciapiede.

Io ci sono stata dieci giorni a marzo, con l'idea precisa di riposare. Sono tornata con la sensazione di aver visto due isole diverse nello stesso posto.

Quando andare a Phuket, e perché il mese conta davvero

La stagione buona va da novembre a marzo. Da aprile le piogge diventano frequenti e da maggio a ottobre il monsone rende il mare mosso e certe spiagge inavvicinabili. Io sono andata a marzo, l'ultima finestra pulita, e ho avuto dieci giorni pieni di sole.

Se puoi viaggiare solo d'estate, non insistere su Phuket. Guarda piuttosto le isole del golfo opposto, come Koh Samui, dove i monsoni arrivano in un altro momento dell'anno. È lo stesso Paese ma un altro clima.

Un dettaglio che non trovi nelle guide: a marzo le isole più famose si riempiono di gruppi organizzati. Se puoi scegliere, punta sulle escursioni che partono presto o su quelle meno battute.

Dove dormire: perché ho scelto Kata e non Patong

Ho scelto la spiaggia di Kata per una ragione semplice: volevo una vacanza in relax su una delle spiagge più belle dell'isola, ma senza restare tagliata fuori. Kata sta a quindici chilometri dalla punta sud e a una trentina da Patong, quindi è a portata di tutto senza avere niente addosso.

Su Patong la mia opinione è netta: una sera, per vedere cosa succede. Poi basta. Non è snobismo, è che dopo un'ora hai capito.

Se cerchi qualcosa di più tranquillo ancora, guarda verso sud, su Nai Harn e Rawai. Se invece vuoi la vita notturna a portata di mano, allora sì, Patong. Qui trovi gli hotel nella zona di Kata, e conviene guardare presto perché in alta stagione le spiagge buone si esauriscono in fretta.

Le escursioni che valgono, e in che ordine farle

Phi Phi Islands. È il paradiso terrestre della cartolina, e per una volta la cartolina non mente. Le agenzie che la propongono sono decine e si assomigliano tutte, ma controlla un dettaglio prima di prenotare: la tappa a Bamboo Island. Non la fanno tutti ed è la parte che ho apprezzato di più. Le tappe classiche sono Maya Beach, Phi Phi Don, Monkey Beach e la Viking Cave.

Phangnga Bay, la baia di James Bond. Interessante, ma fatela prima di Phi Phi. È un consiglio che vale la giornata: qui il mare è torbido, si naviga tra mangrovie e si gira in canoa tra le lagune. È un volto completamente diverso dell'isola e sta in piedi benissimo da solo, ma dopo l'acqua trasparente di Phi Phi rischia di sembrarti una replica sbiadita.

Phangnga Bay, la James Bond Island vista dalla laguna

Rok Island. Il viaggio in barca è lungo, ma è un altro paradiso e ci va molta meno gente. Se hai una giornata da spendere bene, spendila qui.

Surin e Similan. Bellissime e onestamente lontanissime. Io ho rinunciato. A marzo poi sono prese d'assalto, quindi in quella stagione il rapporto tra ore di viaggio e tranquillità non torna.

Le più richieste conviene prenotarle prima di partire, soprattutto in alta stagione, e diffidare delle agenzie improvvisate del lungomare: cerca sempre chi ti mette per iscritto il punto di ritrovo e ti dà una cancellazione gratuita. Qui trovi le escursioni da Phuket.

Rawai: il lato di Phuket che nessuno ti racconta

Se c'è un posto che mi è rimasto addosso, è Rawai, il paesino di pescatori sulla punta sud dell'isola.

Arrivaci verso le sette di sera, quando i pescatori rientrano con il pescato del giorno. Da un lato della strada ci sono i banchi con il pesce fresco, dove si contratta. Dall'altro lato i ristorantini che te lo grigliano mentre aspetti. Scegli, paghi, attraversi la strada e ti siedi. Chiedi il pesce rosso: è la cosa migliore che ho mangiato in tutta l'isola.

Il mercato del pesce di Rawai, Phuket

Rawai è anche il molo da cui partono le barche per le isolette del sud, e qui c'è il consiglio che ti fa risparmiare di più in tutto l'articolo: per Koh Kaeo, la Koral Island, non serve nessuna gita organizzata. Vai al molo, contratti con le barchette locali e ti fai portare. Andata e ritorno si tratta sull'ordine dei duemila baht, resti sull'isola quanto vuoi e torni quando decidi tu, invece di seguire l'orologio di un gruppo.

Per muoverti con questa libertà serve un mezzo tuo, e a Phuket vuol dire il motorino. Si noleggia ovunque, costa poco, ed è il modo più pratico per girare la punta sud tra Kata, Nai Harn e Rawai. Due avvertenze da chi l'ha fatto: le strade sono in salita e il traffico è quello che è, quindi casco sempre e niente eroismi nelle ore di punta.

Il Big Buddha e i templi

Il Big Buddha domina l'isola dalla collina di Nakkerd. È stato costruito dopo lo tsunami del 2004, con una raccolta fondi internazionale, in memoria delle vittime. Sapere questo cambia il modo in cui lo guardi: non è un'attrazione, è un monumento a una ferita.

Il Big Buddha di Phuket

Nei templi valgono le stesse regole di tutta la Thailandia: niente shorts e niente canotte, spalle e ginocchia coperte. Si entra scalzi e le calze normali di solito non sono accettate, mentre i fantasmini sì. Se l'idea del pavimento condiviso ti mette a disagio, mettine un paio in borsa e non ci pensi più.

Gli elefanti: la cosa che non ho fatto

Sull'isola ti proporranno il safari con gli elefanti a ogni angolo. Io ho preferito noleggiare un motorino e attraversare quella zona senza fermarmi.

Il motivo è semplice: vedere gli animali colpiti con un uncino tra gli occhi non è uno spettacolo. Se ti interessa incontrarli davvero, esistono santuari dove gli elefanti non si cavalcano e non lavorano, e dove si va per osservarli e basta. Costano di più e durano meno di un'ora in sella. Valgono infinitamente di più.

Cosa mettere in valigia per Phuket

Poche cose, ma queste non le lascio a casa.

L'antizanzare tropicale, in qualsiasi stagione e senza discussione. Un adattatore universale: in Thailandia si usano sia gli spinotti piatti sia quelli tondi come i nostri, e in genere le prese accettano entrambi, ma nel dubbio non resti a secco. Un capo leggero con le spalle coperte, che serve nei templi e la sera. E scarpe che si bagnano senza drammi, perché tra barche e moli è quello che succede.

Tutto il resto di quello che porto con me è nel mio shop.

I tramonti, e il motivo per cui si torna

Tramonto sulle spiagge di Phuket

C'è una cosa che a Phuket succede ogni sera e che non ho mai smesso di guardare. Il sole scende dritto nel mare delle Andamane e per venti minuti l'isola smette di fare rumore. Le barche rientrano, il cielo passa dall'arancione al viola, e anche le spiagge più turistiche si zittiscono per un momento.

È la parte che non entra in nessun itinerario e che poi è quella che ti ricordi.

Domande frequenti su Phuket

Quanti giorni servono? Dieci sono ideali per unire mare e almeno tre escursioni senza correre. Con sette si fa comunque bene, con cinque scegli due gite e goditi la spiaggia.

Qual è la spiaggia migliore dove stare? Kata per l'equilibrio tra bellezza e posizione. Nai Harn e Rawai per la tranquillità. Patong solo se vuoi la vita notturna sotto casa.

Come ci si muove a Phuket? Il motorino è la soluzione più usata e la più libera. In alternativa ci sono taxi e minivan, ma i prezzi si contrattano e cambiano molto da zona a zona.

Si può abbinare Phuket a Bangkok? Sì, ed è la combinazione che consiglio: qualche giorno di città e poi il mare. Il volo interno è poco più di un'ora. Trovi tutto nella mia guida a Bangkok in 4 giorni.

Serve il visto? Per soggiorni turistici brevi gli italiani entrano senza visto, ma le regole cambiano: verifica sempre sul sito della Farnesina prima di partire.

Prima di partire

Le due cose che a Phuket fanno la differenza

Il volo, perché su Phuket i prezzi si muovono molto e prenotare con anticipo cambia il budget di tutta la vacanza. E la eSIM, perché tra barche, contrattazioni al molo e mappe offline che non bastano mai, restare connessa senza roaming è quello che ti permette di improvvisare.

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In regalo, per chi legge fin qui

La Mappa Segreta

I posti che ho trovato, per caso e non, e che non stanno in nessuna guida. Una cabina telefonica per parlare con chi non c'è più. Una capsula del tempo murata sotto una cattedrale, da aprire nel 3790.
E su ognuno, la finestra giusta per andarci.

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Dillo con una canzone

Un pensiero che non si legge, si ascolta.

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